Valerio Castronovo

01 – L’evoluzione del capitalismo dal Settecento a oggi – Valerio Castronovo

Diverse sono le tesi sulle origini del capitalismo. Secondo il sociologo tedesco Max Weber la genesi del capitalismo è da rintracciarsi nell’etica calvinista, che considerava il successo ottenuto con il proprio lavoro o con la propria operosità il segno di una predilezione divina e quindi di una futura salvezza eterna. Secondo un altro sociologo tedesco, Werner Sombart, già nella dottrina dei discepoli di San Tommaso è possibile rintracciare una concezione tale da giustificare la liceità del profitto. Altri studiosi ancora, individuano le matrici del capitalismo nell’ebraismo. Di fatto la sua affermazione, con la trasformazione radicale che induce nella società, avviene nell’Europa del Rinascimento. Tra il ‘400 e il ‘500 una serie concomitante di eventi economici, circostanze politiche e fattori culturali dà l’avvio su scala europea al suo lungo percorso. Uno dei fattori che ne accelera la crescita sono le esplorazioni geografiche dei secoli XV e XVI. Grazie all’afflusso di un’enorme massa di materie prime e metalli preziosi provenienti dalle Americhe, si afferma infatti un sistema di tipo mercantile imperniato sul commercio dei prodotti. Uomini comuni, non appartenenti all’aristocrazia, sono per la prima volta in grado di accumulare con i traffici ingenti ricchezze. Emerge nella società una nuova figura: l’imprenditore, colui che si assume i rischi di un’impresa commerciale.

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Gianni Toniolo

02 – La struttura dell’economia italiana

Nei 150 anni trascorsi dall’unificazione della penisola, l’Italia ha subito enormi trasformazioni, sia dal punto di vista economico che sociale. Al momento dell’Unità, in Italia vi erano circa 22 milioni di abitanti, contro gli oltre 60 milioni del 2011. Il reddito pro capite nello stesso periodo è cresciuto di circa tredici volte e l’aspettativa di vita è quasi triplicata: infatti, all’inizio della nostra storia unitaria, la speranza media di vita di un italiano era all’incirca di 30 anni, contro gli 82 di oggi, una delle più elevate al mondo. Nel 1861, inoltre, solo 5 milioni di italiani possedevano un’istruzione elementare: il tasso medio di analfabetismo era circa dell’ 80%, con punte del 90% nel centro e nel Mezzogiorno. Oggi questa percentuale è precipitata al 2%, insieme a quella legata alla mortalità infantile: negli stessi anni i bambini che non raggiungevano il primo anno di vita erano uno su tre, mentre l’attuale proporzione è più bassa anche di quella degli Stati Uniti.
La grande maggioranza degli italiani viveva allora nelle campagne e nei piccoli centri rurali, traendo i principali mezzi di sostentamento dalle attività agricole. Nel 1861 infatti, l’agricoltura occupava il 70% della popolazione attiva, l’industria e l’artigianato il 18% e il settore dei servizi il 12%. Oggi siamo di fronte a un totale capovolgimento che vede l’occupazione nel settore agricolo scesa al 4%, l’occupazione nell’industria salita al 29% e quella nei servizi al 67%.

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